Le sorprese dell’associazione delle banche
Finanziare le imprese attraverso il rafforzamento patrimoniale delle banche. E’ l’intendimento del governo ribadito ieri dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Ma la partita più delicata resta quella per irrobustire il capitale degli istituti di credito, per consentire che il flusso di finanziamenti alle imprese prosegua.

Ma la partita più delicata resta quella per irrobustire il capitale degli istituti di credito, per consentire che il flusso di finanziamenti alle imprese prosegua. Lo strumento scelto è quello delle obbligazioni che potranno essere emesse dalle banche quotate per essere acquistate dallo stato. Sui dettagli tecnici, però, al momento non sembra sia stato trovato un accordo con gli istituti. I quali sono restii a misure dirigiste (aumento automatico dei prestiti in cambio dei bond e tetto ai bonus per i manager) e sono perplessi anche sul tasso di interesse che sarà pagato al Tesoro. Un tasso di poco inferiore al 10 per cento, come quello che potrebbe stabilire il governo, è considerato eccessivo dal mondo creditizio.
Diversi banchieri, secondo la ricostruzione del Foglio, hanno chiesto di aspettare le linee guida del Cebs (il comitato europeo di supervisor bancari) per avere un parametro comune sul rendimento di questo tipo di obbligazioni. Una procedura che al Tesoro non ritengono indispensabile seguire. Tra l’altro il progetto di rafforzare il patrimonio delle principali banche non trova il consenso di tutto il sistema. A lamentarsi sono i piccoli e i medi istituti: “Riteniamo che nei provvedimenti del governo vada previsto che il credito cooperativo non resti escluso dal perimetro dei soggetti potenzialmente destinatari delle misure”, ha detto ieri Alessandro Azzi, presidente di Federcasse. “Mi auguro che dopo questo in arrivo, limitato alle banche quotate, ci siano altri interventi a sostegno di tutte le banche”, ha replicato Corrado Faissola, presidente dell’Abi, l’associazione bancaria italiana, per rassicurare gli istituti di credito cooperativo.
Dal sistema creditizio si tende a ridimensionare i pericoli di un credit crunch (base teorica del provvedimento governativo). Dall’Abi, numeri alla mano, si sostiene che al contrario l’offerta di credito cresce, anche negli ultimi giorni. Quindi le rimostranze, specie delle piccole e medie imprese, sono giudicate soltanto come una mossa preventiva. Rispetto ai mesi scorsi c’è “maggiore attenzione sulla qualità del credito offerto, che invece continua a crescere”, è la conclusione di un rapporto dell’ufficio studi dell’associazione bancaria guidato da Gianfranco Torriero. “Sui numeri, al di là delle dichiarazioni, concorda anche Confindustria”, notano a Palazzo Altieri.
Dall’Abi arriva un’altra analisi a sorpresa: gli istituti italiani sono più solidi di quelli europei, ma non deve essere demonizzata la deregolamentazione americana. Infatti senza incentivi al rischio la crescita economica langue. A sottolinearlo è stato il direttore generale dell’Abi, Giuseppe Zadra, tra l’altro chairman della Federazione bancaria europea (Ebf). In un seminario a porte chiuse organizzato a Gubbio nel fine settimana, Zadra ha sottolineato che nel sistema di regolamentazione degli Stati Uniti ci sono state “omissioni volute” dal legislatore, sia repubblicano sia democratico. L’America, quindi, era consapevole che una parte del sistema finanziario, quello non bancaria, era stata volutamente lasciata libera di operare. “O ci sono investimenti rischiosi oppure rimaniamo indietro, non cresciamo abbastanza”, è stato secondo Zadra l’orientamento statunitense.
Il direttore generale dell’Abi ha anche rimarcato che “in termini bancari la crisi non è stata poi così grossa, se si pensa che soltanto dieci anni fa Svezia, Finlandia e Danimarca hanno dovuto spendere fino al 15 per cento del pil per sostenere le banche nazionali”. Zadra non nasconde comunque i rischi per lo scoppio negli Stati Uniti della bolla delle carte di credito, specie di quelle revolving (che implicano un finanziamento ai possessori delle carte): “Il problema è che il valore delle securitization di carte di credito è 10 volte il volume delle cartolarizzazioni dei mutui”.